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RICERCA
SULL’ EMILIA - ROMAGNA

STORIA
Questa
regione, abitata fin dall'antichità, ottenne una vera e propria organizzazione
politica verso la fine del VI secolo, con l'espansione etrusca sulle rive del
Po. Importantissima per i suoi porti (Spina, Adria, Ravenna e Rimini). La
regione vide fiorire molti centri urbani commerciali lungo la linea della Via
Emilia, come Cesena, Modena, Parma, Piacenza e, sulle colline dell'alto corso
del Reno, Misa.
All'inizio del IV sec. a.C., l'invasione celtica minò la prosperità della
regione, e nel III a.C., i Romani la acquisirono e la ordinarono in provincia
insieme alla Liguria. In questo nuovo ordinamento, la regione ebbe un
incredibile sviluppo; divenuta punto centrale dell'Italia di allora.
Augusto ne fece la sua VIII
regione, col nome appunto di Emilia, con i suoi importanti centri urbani. Nel V
secolo d.C., Onorio trasportò la capitale a Ravenna e la parte orientale
dell'Emilia, che prese poi il nome di Romania (Romagna), divenne così il centro
politico dell'Impero d'Occidente, ormai giunto al suo declino.
Ravenna fu anche capitale dei Goti, sede dell'esarcato Bizantino. Con
l'invasione longobarda, la regione fu divisa in due. Con i re carolingi, invece,
la regione fu messa sotto la giurisdizione papale, ed i ducati longobardi
passarono dal governo dei conti a quello dei vescovi-conti, fino a passare
definitivamente nelle mani della Chiesa, verso la fine dell'XI secolo.
Nel periodo dei comuni, alcune città ebbero un notevole sviluppo dovuto
certamente alla presenza di grosse correnti di traffico commerciale, ma presto
si distrussero l'un l'altro in lotte e rivalità.
Il governo pontificio tentò di affermarsi con il cardinale Albornoz e, in modo
più efficace con Cesare Borgia, fatto duca di Romagna nel 1501.
Durante le guerre del XVI sec. la valle del Po fu il punto difficile della
politica italiana.
Durante i conflitti europei dei secoli, i vari Stati subirono diverse invasioni,
e nel 1731, dopo l'estinzione della famiglia Farnese (subentrata a quella
Estense), a Parma e Piacenza subentrarono i Borboni.
Nel 1797, dopo la pace di Campoformio, l'Emilia (salvo Parma lasciata ai Borboni)
e la Romagna entrarono nella Repubblica Cisalpina, che nel 1802 diventò
Repubblica Italiana, fino al 1805, quando Parma e Piacenza furono annesse alla
Francia e il resto entrò nel Regno Italico.
Il congresso di Vienna, restaurò gli equilibri di potere e il dominio temporale
della Chiesa, e la partecipazione degli emiliani ai moti risorgimentali fu
estremamente intensa.
Fallito il tentativo di unirsi al Piemonte nel 1848, la fusione tra Emilia -
Romagna e Regno d'Italia avvenne tra il 1859 e il 1860.
TERRITORIO
L’
Emilia – Romagna è una regione dell'Italia settentrionale, in prevalenza
pianeggiante per il 48%, collinare per il 27% e montuosa per il 25%. Confina a
Nord con la Lombardia e il Veneto, a ovest con la Liguria e il Piemonte, e a sud
con la Toscana e le Marche. Il nome ufficiale venne modificato nel 1947 con
l'aggiunta del termine Romagna.
La parte meridionale è caratterizzata, in tutta la sua estensione, dagli
Appennini, che raggiungono la massima altezza con il Monte Cimone (2165 metri).
Il confine settentrionale è invece quasi completamente segnato dal Pò, il
maggiore fiume italiano e alcuni suoi affluenti sono: il Reno, il Montone, il
Ronco, il Savio, che poi sboccano nell’ Adriatico.
I
monti principali sono: Monte
Cimone 2165 m, Monte Cusna 2120 m.
I fiumi principali sono: Po 652 Km, Reno 211 Km, Secchia 172 Km, Panaro 148 Km,
Savio 126 Km, Taro 125 Km, Trebbia 115 Km, Enza 112 Km
L'Emilia
- Romagna ha 9 province, dopo che nel 1992 anche Rimini è diventato capoluogo.
La provincia più vasta ed abitata è quella di Bologna, ed è anche capoluogo
di regione. I comuni della regione sono in totale 341, curioso il fatto che
Piacenza (48), Modena (47), Parma (47) e Reggio Emilia (45) abbiano un numero di
comuni simile. Vi sono 4 città con più di 50.000 abitanti: Cesena, Imola,
Carpi e Faenza.
ECONOMIA
Per
valore aggiunto l’Emilia - Romagna si colloca al quarto posto tra le regioni
italiane, con l’8,5% del totale nazionale. Quarto posto anche per le
esportazioni, che superano ormai i 20.000 miliardi.
Particolarmente alte le quote rispetto al totale nazionale per minerali e
prodotti non metallici (32%, grazie alla ceramica), prodotti alimentari (18,7%)
e macchine agricole (18%). La fortuna economica della regione poggia
innanzitutto sulla forza del settore primario.
Grazie soprattutto ad un ampio utilizzo delle moderne tecnologie l’agricoltura
emiliano -romagnola oggi è la più meccanizzata d’ Italia è ai primi posti
per produzione frutticola, orticola, cerealicola e zootecnica.
La regione vanta, inoltre, uno dei tassi di imprenditorialità più alti d’
Italia. Tra Rimini e Piacenza gli occupati indipendenti sono infatti il 32,6%
contro una media nazionale che non supera il 28,7%. Il tessuto produttivo,
inoltre, è caratterizzato da realtà di piccole e medie dimensioni (in media
5,4 addetti per ogni unità locale), imprese artigiane e cooperative. Per
ottimizzare i vantaggi e ridurre i limiti connessi alla presenza di aziende di
ridotte dimensioni, sono nati i cosiddetti distretti industriali nei quali il
processo produttivo viene segmentato tra diversi subfornitori ognuno dei quali
realizza per conto di un’azienda capofila un componente del prodotto finale.
Ogni impresa può spingere al massimo il proprio livello di specializzazione,
sapendo di poter contare su un numero di commesse
sufficiente ad ammortizzare il costo degli investimenti. Settori di punta
dell’economia emiliano - romagnola sono l’agricolo alimentare, il
metallurgico - metalmeccanico, il tessile -
abbigliamento, la ceramica, le costruzioni e l’impiantistica.
Settore
primario, secondario, terziario :
-
Agricoltura: la produzione (che pone la regione tra i primi posti in Italia nel
settore) comprende cereali, barbabietole da zucchero, frutta, ortaggi, viti,
foraggi. L'allevamento (bovini e suini) è legato a una floridissima industria
di trasformazione (caseifici, salumifici, conservifici). Una menzione a parte
merita l'industria casearia (parmigiano reggiano).
-
L'industria alimentare è nel complesso molto sviluppata (pastifici,
zuccherifici, molini, distillerie). Altri settori industriali di rilievo sono il
metalmeccanico, la plastica, chimico e petrolchimico, tessile, della carta e del
mobile, calzaturiero e abbigliamento, ceramica (Sassuolo). L'industria
motoristica (Ferrari, a Maranello) ha fama mondiale.
-
L'attività turistica e balneare (riviera romagnola - ravennate e riminese)
rappresenta una delle più consistenti fonti di ricchezza della regione, le cui
spiagge, da Cervia, a Rimini, a Cesenatico, godono di rinomanza internazionale e
di una massiccia presenza di turisti provenienti dall'intera Europa. Va infine
ricordata l'importanza delle stazioni termali (Salsomaggiore Terme).
T
URISMO
La
costa adriatica è conosciuta come uno dei maggiori poli turistici del
Mediterraneo.
Vanta infatti la spiaggia più estesa d’Europa e numerose strutture per lo
sport, il divertimento e il tempo libero (discoteche, parchi acquatici, campi da
golf e maneggi). Qui sorgono il 52% degli alberghi della regione e si concentra
il maggiore afflusso di turismo esteri, grazie anche a un’attenta politica dei
prezzi che li rende particolarmente favorevoli.
L’Appennino offre vacanze all’insegna della natura e animate da incontri,
manifestazioni, gare sportive, sagre e spettacoli che vengono organizzati ogni
stagione dai Comuni.
Famose le stazioni termali (Salsomaggiore e Bagno di Romagna, Castrocaro,
Porretta, Terme Marine ecc.), che propongono diversi tipi di trattamenti.
Le città d’arte, a loro volta, sono motivo d’attrazione. Bologna è la
capolista del turismo fieristico e commerciale.
Modena e Reggio Emilia sono inserite negli itinerari culturali proposti dai tour
operators stranieri, Ferrara è meta per chi ama le mostre di pittura e
scultura.
Parma e Piacenza hanno recentemente valorizzato il loro patrimonio artistico,
culturale, musicale e gastronomico, mentre Ravenna, con i suoi mosaici e il
nobile antichissimo passato, è ancora capitale per chi ama la storia e
l’arte.
CULTURA
L’Emilia
- Romagna è la prima in classifica per senso civico. E’ una delle società più
moderne, più ricche e più tecnologicamente avanzate che ci siano al mondo.
Da Piacenza al mare ci sono più università che capoluoghi; il più antico
istituto superiore, del mondo è quello di Bologna, che vanta nove secoli di
storia.
È anche la regione dei cento teatri. Ogni città, ogni paese conserva un teatro
storico e si impegna in stagioni teatrali di prestigio. Inclusi importanti e
vari concerti musicali e spettacoli di danza. Per dare spazio e visibilità alla
vigorosa attività regionale nell’ambito degli spettacoli, sono nati
importanti centri di produzione. Per quanto riguarda il cinema l’Emilia -
Romagna è al secondo posto, in Italia, per giorni di spettacolo e numero di
biglietti venduti. L’interesse è molto elevato non solo verso il cinema
commerciale, ma anche verso quello di qualità, proiettato nelle 40 sale
d’essai e nei cineclub. In regione si svolge anche Adriaticocinema, il
festival cinematografico della riviera, diretto da Marco Bellocchio, di livello
internazionale.
Le
feste principali dell’ Emilia - Romagna sono:
Palio
di San Giorgio
L'ultima
domenica di maggio a Ferrara, si tiene il palio più antico d'Italia, il Palio
di san Giorgio, istituzionalizzato nel Comune autonomo di Ferrara, nel 1279. Nel
1471, il palio venne rivisto e lievemente modificato, per salutare l'ingresso a
Ferrara del duca Borso d'Este, di ritorno da Roma, dove papa Paolo II lo aveva
onorato del titolo ducale.
Ancora oggi viene riprodotto il corteo quattrocentesco che accolse il duca, con
ben ottocento personaggi in costume d'epoca, dame, cavalieri, gonfalonieri,
armigeri, musici e sbandieratori.
Dopo
la parata ha inizio il palio, con quattro gare distinte: quella dei putti, delle
putte, degli asini e dei cavalli.
Festa
della teggia e dell’ uva
A
Settembre, nella piazza centrale di Cattolica, in clima festoso arricchito da
canti e musiche tradizionali, avviene la distribuzione di grappoli d'uva tra i
partecipanti, per festeggiare la sagra dell'uva. Vengono quindi accesi i fuochi
sotto le "tegge" (griglie) tradizionali e si cucinano le deliziose
piadine romagnole, ottime focaccine a base di farina, sale, olio, offerte con
fette di salame e vino regionale.
Festa
di Garibaldi
La
prima domenica di agosto a Cesenatico si rivive il 2 agosto 1849, giorno in cui
Garibaldi, inseguito dalle truppe austriache e pontificie, dopo la sconfitta
della Repubblica Romana, riuscì a scappare, per raggiungere Venezia, grazie
alle 13 imbarcazioni donategli dai pescatori di Cesenatico. Trentasei anni dopo,
nel 1885, venne istituita la festa, per ricordare l'eroe dei due mondi, e venne
innalzata la prima statua di Garibaldi in Italia. Oggi si ricorda quel momento
con una parata marittima, fuochi d'artificio e festa grande sulla spiaggia, dove
si rizza un palo della cuccagna.
Festa
della pigiatura in spiaggia
Ogni
anno, nel periodo della vendemmia, la seconda domenica di ottobre, a Predappio,
vicino Forlì, si pratica la tradizionale pigiatura dell'uva con i piedi. Così
viene preparato il mosto del Sangiovese, che viene posto nei tini delle vecchie
cantine del paese, nelle cosiddette "Case sanzves", le case del
Sangiovese, dove è possibile trovare bottiglie anche del 1860.
Sagra
del formaggio
Il
1° maggio, a Montecchio Emilia (Reggio Emilia), in un antico
"casello", stabile ottagonale in cui veniva preparato il pregiatissimo
parmigiano-reggiano, si possono ancora vedere le antiche forme e gli strumenti
di lavoro settecenteschi. Qui viene preparato una volta all'anno un parmigiano
secondo gli antichi metodi, con il fuoco vivo delle fascine e gli strumenti del
tempo.
DIALETTO
L'aera dialettale emiliana è più ampia della
regione, estendendosi, ad occidente, fino Pavia (Lombardia) e Voghera (Liguria),
e ad oriente fino a Carrara (Toscana), comprendendo anche una parte della
provincia di Firenze. Appartenendo anche l'emiliano al ceppo gallo-italico, le
sue frontiere con il ligure, il piemontese ed il lombardo sono meno nette di
quelle con il toscano o il marchigiano.
La dominazione gallica è stata importante e
duratura in tutto il nord Italia, così da rendere le frontiere dialettali tra
regioni alquanto labili, ma non totalmente unitarie. La nuova influenza gallica
ha dunque influenzato il latino dell'Emilia Romagna, ma in una forma distinta
dalla Toscana e dal Veneto, così la parola notte, in toscana "notte",
in Romagna è "not", ma in Veneto "note", con la ricomparsa
della vocale finale.
PROVERBI
La
brasúla 'd chijtar la pê sempar pió granda
La braciola degli altri pare sempre più grande
U j è ch'magna par campê e chi ch'magna par s-ciupê
C'è chi mangia per campare e chi mangia per scoppiare
Chi ch'cardess a tot quel che po' insugnê, mal e' po' dvintê
Chi credesse a tutto quello che può sognare, matto può diventare
E' mond l'è fat in tond e chi ch'a n' sa navighê e' va a fond
Il mondo è fatto rotondo e chi non sa navigare va a fondo
E' pass par quant l'è longh la gamba, e' bcôn par quant l'è lêrga la boca
Il passo per quanto è lunga la gamba, il boccone per quanto è larga la bocca
S'a m'met'a fé e' capler la zenta la nëss senza la tësta
Se mi metto a fare i cappelli, la gente nasce senza la testa
Un'basta avé la rasònm, bsogna ch'i t'la dëga
Non basta avere ragione: bisogna che te la diano
FILASTROCCHE
Pirulin
Pirulin Pirulin piangeva c'al vleva 'nà candela,sò' mama meza mata l'agh sula
drio 'nà savata, a mezanote in punto a passa 'n'areoplano e sota agh'iera
scrito Pirulin Pirulin stà sito.
Pirulin
Pirulin Pirulin piangeva che voleva una candela, sua mamma mezza matta gli tira
una ciabatta, a mezzanotte in punto passa un aeroplano e sotto c'era scritto
Pirulin Pirulin stai zitto.
Set
ala fnestra con la balestra, set ala porta con la s'ciopa, set i và set i vien,
sà vien i ladri i massaren.
La
filastrocca
Sette alla finestra con l'arco, sette alla porta con il fucile, sette vanno
sette vengono, se vengono i ladri li ammazzeremo.
PIERINO
VA A PALAZZO
Pierino
va a palazzo
con
il libro sotto il braccio
la
lezione non la sa quale voto prenderà:
con
un cinque non si passa,
con
un sei appena appena,
con
un sette ben benino.
con
un otto ben benone,
con
un nove professore,
con
un dieci direttore.
RICETTE
REGIONALI
Piadina
romagnola
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500 gr. Farina, 30 gr. Strutto, sale, bicarbonato, acqua tiepida q.b.
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La piadina romagnola è una delle più tradizionali ricette romagnole. In
passato veniva cotta su braci ardenti il "testo". Impastare la farina
con lo strutto, il sale il bicarbonato e tanta acqua quanto ne serve ad ottenere
un impasto compatto e sufficientemente duro.
Stendete l'impasto formando dei cerchi dello spessore di1/2 cm. e del diametro
di 15 cm.
Cuocere le piadine su una padella di ferro punzecchiando la superficie con la
forchetta.
Farcire con affettato o formaggio.
Tagliatelle
alla Bolognese
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Per la pasta: 400 g di farina, 4 uova.
Per il condimento: 200 g di carne di manzo, 50 g di pancetta, 50 g burro, 1
cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 bicchiere di brodo di carne, 3 chiodi di
garofano, 1 cucchiaio di conserva di pomodoro, 3 cucchiai di crema di latte
(facoltativa), parmigiano reggiano grattugiato, sale e pepe.
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Per la pasta usare il metodo classico. Quando la sfoglia è asciutta,
spolverizzatela di farina, avvolgetela su se stessa e tagliatela a striscie di
mezzo centimetro di larghezza. Aprite le tagliatelle e ponete sopra una
salvietta leggermente infarinata. Per il ragù tritate la carna di manzo, la
pancetta di maiale, la cipolla, la carota, il sedano. Mettete il trito in una
casseruola sul fuoco col burro e un chiodo di garofano. Fate rosolare per
qualche minuto e poi bagnate con il brodo. Aggiungete la conserva di pomodoro,
insaporita con sale e pepe. Versate nella casseruola mezzo litro d'acqua e
lasciate cuocere per tre quarti d'ora circa. Versate le tagliatelle in
abbondante acqua salata bollente e dopo pochi minuti toglietele dal fuoco e
scolatele. Conditele con il ragù che avrete ben riscaldato, aggiungendo qualche
cucchiaiata di crema di latte (facoltativo) e il parmigiano grattugiato.
Pollo
alla cacciatora alla romagnola
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pollo, cipolla, lardo o pancetta, pomodori, un bicchiere di vino secco
romagnolo.
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Lavare bene un pollo e tagliarlo in pezzi.
Prendere una padella e soffriggere la cipolla tagliata sottile e quando risulta
colorata toglierla dalla padella, tenere la cipolla da parte.
Mettere la pancetta nell'olio e lasciare rosolare qualche minuto, aggiungere i
pezzi di pollo e farli insaporire.<BR< pepe.
Lasciare cuocere per 40 minuti a fuoco lento.
Quando il pollo è cotto mettere i pezzi sul piatto di portata, prendere il sugo
di cottura e passarlo, metterlo in una padella e farlo bollire pochi secondi,
versare il sugo sul pollo e servire.
Torta
di patate piacentina
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600 gr. di patate, ¼ di litro di latte,
parmigiano
grattugiato
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Pulire bene le patate e lessarle in acqua salta, terminata la cottura
scolarle e lasciarle raffreddare, sbucciarle e tagliarle a fette.
Prendere una teglia da forno, fare uno strato di fette di patate, uno stato di
sfoglie di parmigiano
reggiano, pepe e pezzettini di burro, fare altri strati fino a terminare gli
ingredienti e finire con le sfoglie di parmigiano.
Versare il latte e cuocere in forno caldo per 20 minuti.
Torta
di mele ferrarese
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1 Kg. di mele, 2 uova, 140 gr. di zucchero, 200 gr. di farina, 6 cucchiai
di latte, la scorza di 1 limone grattugiata, 1 cucchiaino di lievito per dolci,
60 gr. di burro.
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Sbucciare le mele e tagliarle a fette sottili Mescolare bene lo zucchero
con le uova e quando il composta risulta ben omogeneo aggiungere la farina, il
latte, la buccia del limone e il lievito.
Imburrare e infarinare una teglia, mettere sul fondo le mele, cospargere con
pezzettini di burro e dello zucchero, versare sopra il composto e cuocere in
forno.
PERSONAGGI
FAMOSI
VERDI
GIUSEPPE, FORTUNINO FRANCESCO nacque
da povera famiglia a Roncole
di Busseto il 10 Ottobre 1813.
Sviluppatasi in lui molto presto una vigorosa inclinazione musicale, egli ebbe
come primo maestro l' organista delle Roncole Pietro Baistrocchi; si esercitava
su una modesta spinetta e aiutava i genitori nella bottega, una modesta osteria
di paese.
A dodici anni si recò a Busseto per aiutare negli affari il suo futuro
protettore Grezzi, e fu a Busseto che studiò musica con il maestro di banda
Provesi e latino con il canonico Seletti.
Fu in seguito a Milano con una borsa di studio del Monte di Pietà e con un
sussidio del Barezzi: a diciannove anni tentò di entrare in Conservatorio, ma
non vi fu ammesso (!!!) e decise di proseguire gli studi con il maestro Lavigna.
Tornato a Busseto, venne nominato maestro di musica del comune e direttore della
banda.
Nel 1835 sposò la figlia del suo protettore Margherita Barezzi, da cui ebbe due
figli che perirono con la madre a Milano negli anni 1838-1840, dove la famiglia
Verdi si era nel frattempo trasferita.
La sua prima opera fu "Oberto Conte di San Bonifacio"(1839)
rappresentata con successo al Teatro
La Scala di Milano. La seconda opera "Un giorno di
regno"(1840), a soggetto comico, cadde rovinosamente e aggiunse così nuovo
dolore alle sciagure familiari.
Proprio allora iniziò la straordinaria produzione di opere. La sua instancabile
e prodigiosa attività non cedette nemmeno alla vecchiaia che trascorse
prevalentemente nella villa di Sant'
Agata a pochi chilometri da Busseto, insieme alla inseparabile,
fedelissima Giuseppina Strepponi, vissuta con lui dal 1849.
Giuseppe Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901 ed è oggi sepolto nella Casa
di Riposo dei Musicisti da lui fondata.

Luciano
Pavarotti è’ il
tenore
italiano più famoso degli ultimi trent'anni. Pavarotti è nato a Modena,
dove suo padre cantante amatoriale di un certo talento, faceva il fornaio
nell'esercito.
Pavarotti debutta nel mondo con
l’ opera del 29
aprile 1961,
nel ruolo di Rodolfo ne La
Bohème, al teatro dell'opera di Reggio
Emilia. Il debutto negli Stati
Uniti non tarda ad arrivare e nel febbraio
1965,
a Miami,
con Joan
Sutherland,debutta nella commedia nella “Lucia
di Lammermoor”.
Il vero e proprio successo
arriva nel 17
febbraio 1972,
al Metropolitan
Opera di New
York, dove in occasione dell'esecuzione dell'opera di Gaetano
Donizetti,
“La
Fille du Régiment”, manda in visibilio il pubblico. Il
nome di Pavarotti è diventato noto al grande pubblico grazie alle frequenti
esecuzioni riprese dalla televisione, come nel ruolo di Rodolfo ripreso dal vivo
in televisione dal Met nel marzo
1977,
che ha raccolto le percentuali di audience più alte per un'opera teletrasmessa.
All'artista sono andati diversi Grammys and e dischi di platino e d'oro, come
riconoscimento.
Negli anni
'90, Pavarotti ha curato molto i concerti all'aperto, che si sono
rivelati invariabilmente come dei grandi successi. Il concerto in Hyde
Park a Londra
è stato il primo concerto nella storia del parco caratterizzato dalla musica
classica, attirando la presenza di oltre 150.000 persone. Nel giugno
1993,
in più di 500.000 si sono radunati per ascoltarlo a Central
Park (New
York), mentre in milioni seguivano lo spettacolo alla
televisione. A settembre
dello stesso anno, all'ombra della Torre
Eiffel a Parigi,
ha cantato davanti a circa 300.000 persone.
Tra i più famosi, i concerti
tenuti dei "Tre Tenori" con Plácido
Domingo (in precedenza suo rivale) e José
Carreras. Le registrazioni e i video di questi concerti hanno
superato le vendite di Elvis
Presley e dei Rolling
Stones. Ha ricevuto i Kennedy
Center Honors nel 2001.
Pavarotti, che aveva avuto tre
figlie dalla prima moglie Adua, recentemente ha sposato la sua segretaria,
Nicoletta Mantovani, dalla quale ha avuto una figlia, Alice.
Tra le numerose amicizie di
Luciano Pavarotti, la Principessa
Diana: insieme la raccolta di fondi per la lotta per
l'eliminazione delle mine antiuomo. Invitato a cantare in occasione della
cerimonia funebre della principessa, tragicamente scomparsa a Parigi il 31
agosto 1997,
ma egli declinò l'invito, dal momento che riteneva che non avrebbe avuto la
possibilità di cantare bene "col dolore in gola".
Nel 2004,
in occasione dell'addio ufficiale alle scene, al Met dove recitava la
"Tosca" ha ricevuto molte ovazioni e all' Associated Press che
chiedeva notizie e conferme sul suo ritiro ha risposto lapidariamente
"Penso che sia l'ora".
Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio del 1920, da Ida
Barbiani e Urbano Fellini. Da bambino trascorre lunghe ore in solitudine,
inventando personaggi per il teatro dei burattini e preferndo i giochi di
fantasia a quelli di movimento. Sua grande passione è e rimarrà per tutta la
vita il disegno, a cui affida i suoi sogni. Diventa ben presto un affezionato
lettore di fumetti, in particolare di quelli pubblicati sul settimanale”Il
Corriere dei Piccoli”. Nel 1930 frequenta la prima classe del
Ginnasio-Liceo Giulio Cesare ed incontra colui che sarà suo inseparabile amico
per sempre, Luigi Benzi, il "Titta" protagonista di AMARCORD. Superati
gli esami di maturità classica nel 1938, pubblica alcune vignette su “La Domenica del Corriere” nello spazio dedicato ai
lettori, collabora al settimanale politico-satirico fiorentino dell'editore
Nerbini, che gli pubblica brevi racconti, rubriche e disegni firmati con lo
pseudonimo Fellas.
Nel 1939 si trasferisce a Roma e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma
non termina gli studi. Il soggiorno romano gli offre l'occasione di incontrare
il pittore Rinaldo Geleng e il regista Stefano Vanzina, in arte Steno. Collabora
al bisettimanale satirico - politico di grande successo dell'editore Rizzoli, Il
Marc' Aurelio. Attraverso l'amico Ruggero Maccari conosce il comico Aldo
Fabrizi e ne diventa immediatamente grande amico, oltre che l'autore di gag e lo
scrittore di fiducia per spettacoli di varietà e di film. Nel 1940 collabora a
vari periodici e partecipa ufficialmente alla prima sceneggiatura, il film è
"IL PIRATA SONO IO!" diretto da Mario Mattoli e il protagonista è
Macario. Dal 1941 ha inizio un'intensa attività di soggettista e sceneggiatore
che lo porterà a firmare in pochi anni 30 opere cinematografiche tra cui,
DOCUMENTO Z3, L'ULTIMA CARROZZELLA, CAMPO DE' FIORI, LA FUMERIA D'OPPIO,
FRANCESCO GIULLARE DI DIO, EUROPA'51, FORTUNELLA. Il suo apporto al cinema
neoralista si concretizza in opere importanti quali, ROMA CITTA' APERTA, PAISA',
SENZA PIETA', IN NOME DELLA LEGGE, LA CITTA' SI DIFENDE, e lo porta a stretto
contatto con Pietro Germi e Roberto Rossellini.
Nel 1943 sposa Giulietta Masina, giovane attrice
di prosa conosciuta durante le frequentazioni all'emittente radiofonica EIAR.
Grazie alla collaborazione con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, nel 1950 Federico
Fellini firma il suo film d'esordio, LUCI DEL VARIETA'. Seguono LO SCEICCO
BIANCO nel 1952 e i VITELLONI l'anno seguente. Dopo l'episodio di AGENZIA
MATRIMONIALE, nel 1954 Fellini gira LA STRADA (Leone d'Oro a Venezia e Oscar
come miglior film straniero), nel 1955 IL BIDONE, e nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA
(Oscar come miglior film straniero) una trilogia d'opere definita "realismo
creaturale". Nel 1959 è la volta del capolavoro destinato a suscitare
accese polemiche moralistiche e ricorsi alla censura, LA DOLCE VITA (Palma d'Oro
al festival di Cannes). In risposta allo scandalo provocato, nel 1961, Fellini
realizza LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO in cui sperimenta per la prima volta
l'uso del colore. Considerata l'opera più compiuta del maestro oltre che
paradigmatica dell'intera produzione felliniana, viene alla luce nel 1963, OTTO
E MEZZO (Oscar come miglior film straniero e Gran Premio al Festival di Mosca),
quanto mai innovativo per linguaggio, e struttura narrativa. Nel 1965 la
visionarietà del regista e le letture junghiane trovano realizzazione in
GIULIETTA DEGLI SPIRITI. Parallelamente ha inizio il parto de IL VIAGGIO DI G.
MASTORNA, film sull'aldilà, dal percorso creativo tormentato e mai risolto, che
condiziona profondamente e in negativo la salute del regista. I racconti di
Edgar Allan Poe gl'ispirano nel 1968 l'episodio di TRE PASSI NEL DELIRIO, TOBY
DAMMIT ed il voler creare qualcosa per la televisione lo portano ad assemblare
frammenti di una finta inchiesta giornalistica in BLOCK-NOTES DI UN REGISTA.
Nel 1969 Fellini si cimenta nella grande impresa di trasporre in chiave
fantastica il romanzo latino di Petronio Arbitro, ottenendo come risultato il
personale SATYRICON e l'anno dopo va a sublimare il grande amore per il circo
girando I CLOWNS. Le due città che l'hanno visto nascere, crescere e
invecchiare, Rimini e Roma vengono immortalate e filtrate da sensazioni e
ricordi molto personali in ROMA e AMARCORD (Oscar come miglior film straniero)
rispettivamente nel 1972 e 1973. Nel 1976 l'universo felliniano fatto di sogni,
visioni e donne opulente cede il posto ad una sperimentazione di tipo pittorico
e a metafore esistenziali che compongono un'estetica cinematografica raffinata e
innovativa, il film è il CASANOVA DI FELLINI. Prodotto dalla RAI nel 1978
Fellini dirige PROVA D'ORCHESTRA e nel 1980 con LA CITTA' DELLE DONNE va a
sondare alla sua maniera, il rapporto uomo-donna messo in crisi e rivoluzionato
dalla presa di coscienza femminista. Tonalità profetiche dipingono LA NAVE VA
del 1983, mentre disprezzo e critica all'omologante televisione che fagocita
tutto restituendo unicamente sponsor e mediocrità, vengono espressi nel
malinconico GINGER E FRED del 1985. Nello stesso anno riceve il Leone d'Oro alla
carriera alla mostra del cinema di Venezia. Dopo L'INTERVISTA del 1987, Fellini
prende a pretesto narrativo il romanzo di Ermanno Cavazzoni "Il poema dei
lunatici" e crea nel 1990 LA VOCE DELLA LUNA, riflessione poetica e folle
sull'esistenza, la morte, il frastuono assordante dei tempi moderni e il
silenzio assoluto rivelatore del profondo senso della vita.
Nel 1992, a seguito della collaborazione con il disegnatore Milo Manara, VIAGGIO
A TULUM del 1991, Fellini vede l'incompiuto VIAGGIO DI G.MASTORNA (detto Fernet)
diventare uno straordinario racconto a fumetti. Nel 1993 riceve a Los Angeles,
dalle mani di Sophia Loren, l'Oscar alla carriera. Il 31 ottobre del 1993, alla
vigilia del suo cinquantesimo anniversario di nozze il grande regista muore in
seguito ad un ictus cerebrale. La camera ardente viene allestita laddove Fellini
ha vissuto e creato quasi tutte le sue creature, nel Teatro 5 di Cinecittà, per
accogliere gli oltre centomila amici, parenti e visitatori venuti da ogni parte
del mondo a porgergli l'estremo saluto. Come per Picasso si sostenne che dopo di
lui la pittura avrebbe potuto anche avere un altro nome, analogamente, dopo
Fellini il cinema, potrebbe anche chiamarsi in maniera diversa.
IL MITO
"La
storia del cavallino rampante e semplice e affascinante. Il cavallino era
dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, l'eroico aviatore caduto
sul Montello, l'asso degli assi della Prima Guerra Mondiale" .
"Quando
vinsi nel '23 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il
conte Enrico Baracca, padre dell'eroe; da quell' incontro nacque il successivo,
con la madre, la contessa Paolina. Fu essa a dirmi, un giorno: "Ferrari,
metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà
fortuna". Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei
genitori, in cui mi affidano l'emblema. Il cavallino era ed e rimasto nero; io
aggiunsi il fondo giallo canarino che e il colore di Modena".
(Enzo Ferrari)
E' nato a Modena il 18 febbraio 1898. Interrotti
gli studi alla morte del padre, inizio la sua attività come istruttore alla
scuola tornitori dell'officina dei pompieri di Modena. Alla fine del 1918, dopo
l'esperienza militare della guerra, trovo occupazione a Torino in qualità di
collaudatore di automobili. Passo poi a Milano alla CMN (Costruzioni meccaniche
nazionali) come collaudatore e pilota da corsa.
Esordi in gara nel 1919 alla Parma - Berceto e
nello stesso anno partecipo alla Targa Florio. Nel 1920 passo all'Alfa Romeo,
iniziando una collaborazione durata vent' anni che lo porto a ricoprire
incarichi di collaudatore, pilota, collaboratore commerciale e infine direttore
del reparto Alfa-Corse fino al novembre 1939.
Nel 1929 fondo a Modena la "Scuderia
Ferrari", società sportiva con il principio costitutivo di fare correre i
soci, che avvio un'intensa attività agonistica, ebbe una squadra ufficiale e
fini per diventare una filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo, alla quale si
sostituì nel 1933 nella continuazione dell'attività sportiva. Nel 1940 la
Scuderia si distacco dall'Alfa Romeo, trasformandosi in società "Auto Avio
Costruzioni Ferrari" che lavoro per la Compagnia nazionale aeronautica di
Roma, la Piaggio e la RIV.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943,
l'officina Ferrari fu trasferita da Modena a Maranello, dove inizio la
produzione di macchine rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfere.
L'officina fu bombardata nel 1944, ricostruita nel 1946, anno in cui ebbe inizio
la progettazione completa e la costruzione della prima vettura
"Ferrari". Dal 1960 l'azienda si e trasformata in Società per Azioni,
alla quale si e associata la FIAT nel 1969 in forma paritetica e poi, nel 1988,
maggioritaria.
Enzo Ferrari ha costruito nel 1963 a Maranello
l'Istituto professionale per l'industria e l'artigianato. Nel 1972 ha realizzato
la Pista di Fiorano.
E’ stato nominato per meriti sportivi Cavaliere
nel 1924, Commendatore nel 1927, Cavaliere del Lavoro nel 1952. Ha avuto nel
1960 dall'Università di Bologna la laurea honoris causa in ingegneria
meccanica, nel 1988 dall'Università di Modena la laurea honoris causa in
fisica. Ha ottenuto il Premio Hammarskioeld dell'ONU nel 1962, il Premio
Columbus nel 1965, la Medaglia d'oro Scuola della cultura e dell'arte del
Presidente della Repubblica nel 1970, il Premio De Gasperi nel 1987.
Durante il periodo della sua conduzione, dal 1947
al 1988, la Ferrari ha riportato in tutto il mondo oltre 5000 vittorie sportive
conquistando 25 titoli mondiali. E’ morto a Modena il 14 agosto 1988.

Enzo Ferrari fondo la Scuderia il 16 novembre
1929, in Viale Trento e Trieste a Modena, con lo scopo di far partecipare alle
competizioni automobilistiche i propri soci.
L'attività agonistica, con vetture Alfa Romeo,
continuo fino al 1938, anno in cui egli divenne Direttore Sportivo dell'Alfa
Corse. Dopo due anni, Enzo Ferrari si stacco dall'Alfa Romeo e fondo, presso la
vecchia sede della Scuderia Ferrari, l'Auto Avio Costruzioni Ferrari, con
l'obiettivo di produrre macchine utensili, in particolare rettificatrici
oleodinamiche.
Nonostante un impegno di non concorrenza (che al
momento del distacco dall'Alfa Romeo precludeva per quattro anni a Enzo Ferrari
la costruzione di automobili che portassero il suo nome), l'Azienda avvio anche
lo studio e la progettazione di un vettura sportiva, una spider 8 cilindri 1500
cc, denominata 815, che fu costruita in due esemplari e partecipo alla Mille
Miglia del 1940.
L'inizio della seconda guerra mondiale pose fine
ad ogni attività sportiva. Nel 1943 le officine furono trasferite da Modena a
Maranello, dove la costruzione delle rettificatrici oleodinamiche continuo fino
al 1944, anno in cui lo stabilimento fu bombardato.
Al termine del conflitto l'Azienda assunse la
denominazione "Ferrari" e progetto la vettura 125 Sport, 12 cilindri,
1500 cc, che, affidata a Franco Cortese, debutto sul circuito di Piacenza l'11
Maggio 1947.
La macchina si ritiro ma era in testa all'ultimo
giro e l'inizio fu considerato molto promettente. Due settimane dopo, infatti,
Cortese e la 125 Sport vinsero il Gran Premio di Roma. Da allora la Casa,
affidando le sue vetture a prestigiosi piloti, ha colto sui circuiti e sulle
strade di tutto il mondo oltre 5.000 affermazioni, creando una leggenda.
I trionfi più significativi sono costituiti da 9
titoli Mondiali Piloti di Formula 1, 14 Campionati Mondiali Marche, 2 Campionati
del Mondo e 6 Coppe Internazionali Costruttori di F1, 9 successi alla 24 Ore di
Le Mans, 8 alla Mille Miglia, 7 alla Targa Florio, e, alla fine del 1997, 113
vittorie in Gran Premi di F1.
Nel 1969, per far fronte alle crescenti richieste
del mercato, Enzo Ferrari cedette al Gruppo Fiat il 50% delle sue quote
azionarie, percentuale salita al 90 nel 1988. Ciononostante la Ferrari, a causa
della sua specialissima attività, ha sempre mantenuto una forte autonomia.

La pista di Fiorano, voluta dall'ingegnere Enzo
Ferrari nelle immediate vicinanze dello stabilimento di Maranello, e sorta nel
1972.
E’ un impianto di sperimentazione e prova per le vetture Ferrari da
competizione e granturismo, di collaudo ed allenamento per i piloti, di
addestramento per i meccanici e la squadra sportiva. Con l'indicazione di pista
di sperimentazione e prova si intende delineare una netta differenza nei
riguardi di un autodromo destinato alle gare, segnalando almeno due sostanziali
elementi: l'assenza di pubblico e la presenza sul tracciato di una sola vettura
in movimento per volta.
L'area e adiacente a due strade nazionali, la n. 12 e la n. 467. L'impianto si
inserisce nell'ambiente naturale senza forzature visive e conserva
caratteristiche "agresti" ritenute psicologicamente valide in
contrapposizione ad ambienti strettamente tecnicizzati. La media di buone
condizioni climatiche garantita dalla zona preappenninica della provincia
modenese favorisce la frequenza nell'utilizzo della pista.

La caratteristica geometrica del tracciato, di
larghezza minima di m 8,40, e di tipo stradale. Ha un indice di tortuosità di
1,24, con tratti in curva per uno sviluppo di 1661 metri e rettifili per un
totale di 1339 metri. La lunghezza del percorso standard e di 3000 metri che
diventano 3021 con la nuova chicane realizzata nel 1992. La velocità media di
percorrenza e di oltre 160 km orari, con una velocità di punta superiore ai 290
km/h.
Le caratteristiche dimensionali di rettifili e
curve intendono risolvere problemi precisi: una pratica corrispondenza fra gli
sviluppi in un curva destra e quelli in curva sinistra; curve con raggi
differenziati, compresi fra 13,71 e 370 metri; curve con diverse
caratteristiche, perché a uno o più centri. Pur nella convinzione
dell'impossibilita di ripetere curve tipiche di altri autodromi, si e cercato di
caratterizzare il percorso con elementi simili a certi particolari salienti di
autodromi europei.
La curva 1 e utilizzata per accertare il comportamento della vettura durante
frenate al limite. Le curve 2 e 9 (tornanti stretti a destra e a sinistra) per
verificare, in entrata, gli impianti frenanti e, in uscita, l'elasticità dei
motori. La successione delle due curve di pari raggio 4 e 5 e disegnata per
verificare gli effetti di centrifuga sugli impianti di alimentazione e della
manovrabilità della vettura nella zona di raccordo fra destra e sinistra. La
rampa in ascesa, con pendenza del 6,50% a partire dalla curva 6, e il rettifilo
compreso fra le curve 6 e 7, ad andamento altimetrico costituito da un primo
dosso, concavità e successivo dosso, sono stati armonizzati per evidenziare le
variazioni di stabilita durante i transitori di traiettoria della vettura. Il
tratto compreso fra le curve 10 e 14 e stato concepito per porre in risalto il
comportamento globale della vettura soprattutto da un punto di vista
aerodinamico. La chicane 15 fornisce buone indicazioni sul comportamento di
motore e telaio in fase di accelerazione, con particolare riguardo alla
trazione.
L'orientamento del tracciato rispetto al sole e
vantaggioso nei tratti di maggiore difficoltà. Le due bande gialle continue sui
lati della carreggiata danno una continuità di evidenza allo snodarsi del
percorso. La pendenza trasversale, mai inferiore al 2,50%, garantisce il
deflusso dell'acqua piovana.
Un impianto "steering pad" e stato
ricavato sul lato nord, fra le curve 3 e 4, per la misurazione della deriva dei
pneumatici e di tutte le caratteristiche delle sospensioni e delle vetture in
curva. L'impianto e composto da 5 corsie di 5 metri ciascuna e da una corsia di
4 metri. Il raggio minimo e di 25 metri, il massimo di 55.
Barriere elastiche sono sistemate opportunamente
lungo il tracciato e per guidare l'imbocco al sottopasso, peraltro di luce
estesa fino ai 18 metri. Sono state inoltre previste zone di sicurezza con letti
in ghiaia formati da pietre sferiche, al termine delle vie di fuga alle curve 2,
4, 6, 9, 11 e 13.
Il circuito e dotato di un sistema di telemetria
che fornisce al box tutte quelle informazioni necessarie per lo sviluppo della
vettura: dati tecnici, velocità, tempi sul giro e ogni altra combinazione
tecnica e cronometrica richiesta. Un impianto televisivo a circuito chiuso con
10 telecamere fisse riprende la vettura lungo tutto il percorso.
Il box posto a fianco del rettifilo comprende la
sala di controllo televisivo, cronometraggio e telemetria. La pista e dotata di
un automezzo antincendio e di altri dispositivi di estinzione collocati in
postazioni fisse oltre ad un autoambulanza di pronto soccorso. L'area e
completamente recintata. L'ingresso e dal lato Sud mentre un altro ingresso si
trova sul lato Nord verso la strada nazionale per Modena. E stato realizzato un
nucleo di servizi generali, costituito da un'officina per interventi
occasionali, un piazzale di arrivo e di sosta per autoveicoli, un gruppo di
servizi e locali di direzione e foresteria.
Da Giulia per il WL